Autore: Elvendil
Data: 27-10-04 10:46
Notte profonda che sguardi rapisce, velo che copri i tetti del mondo
guida la penna che gioca ed unisce, nel dedalo in rima del scriver giocondo
Ché appresto il poeta al sommo dovere, che tanto ha impegnato le lune passate
di dire commosso di storie sincere, di cose successe,e di cose mai state
E' il sole che batte su quella finestra? Si chiese Myosotis guardando distratto
volgendo lo sguardo un poco più a destra, seguito dagli occhi curiosi del gatto
E' strano, pensò,seguitando a fissare, non è neanche un'ora che il cielo piangeva,
starà sfurieggiando li in fondo sul mare..il gatto dal tavolo a terra scendeva
Chè passi lontani aveva sentito, sul viale alberato nel fresco del giorno
miracolo vero perfetto d'udito, poichè per Myosotis il silenzio era intorno
Ma quando dinanzi ai vetri passò, e gli occhi incrociaron quel passo veloce
il tempo di colpo in lui si fermò, e niente più disse, ne un filo di voce
Uscì dalla bocca, nel dolce momento, che vide una dea passar la sua porta
così ammaliato, sconvolto e sgomento, cercando coraggio di qualsiasi sorta
si mise a cercare uscendo di corsa, quell'angelo biondo passato da poco
chè stretto il suo cuore avea nella morsa, del fulcro d'amore bruciava ormai il fuoco.
Ma solo le foglie bizzarre e avvizzite, riempivan la strada con la folle danza
che il vento in folate veloci e stizzite, portava via tutte e con lor la speranza
di mirare ancora quell'angelo umano, che anche se solo per qualche momento
aveva lui visto e questo par strano, l'aveva riempito di gioia e lamento.
Cercò poi Myosotis col sole e la luna, chè per nulla al mondo poteva lasciare
che il fato, le stelle, la sorte, e fortuna, potessero sceglier se farli incontrare
E camminò giorni benevolo errante, sentendo nel cuore un triste dolore
vedendo quel sogno stagliarsi distante, sentendo nel dentro qualcosa che muore.
Quand'ecco che un giorno di pioggia e foschia, nel mentre girava d'intorno d'un prato
la vide nel fondo che lenta venia, portando sollievo al suo cuore malato.
Destino volgeva benevole carte, che candida luce brillava nel nero
sembrava del mondo un'essere a parte, del poco creato che è puro davvero.
Sorrisero assieme guardandosi entrambi, chè entrambi covavan gli stessi pensieri
e schiavi ormai folli, amanti un po' strambi, scopriron gli sguardi zelanti e sinceri.
"Mi chiamo Sibilla" lei disse ad un tratto, e lui fece in modo di dire il suo nome,
ma lei con un gesto lo fermò di scatto, che già il suo nome sapeva, ma non come.
"E' scritto nel vento, è detto dal sole, il nome tuo dolce e il nostro destino
non servono frasi, non servon parole, ma dammi la mano, rimani vicino,
nel mondo dal mondo potremo salvarci, che troppo è il dolore che sempre si espande
insieme lottando, imparando ad amarci, abbracciami ora, non fare domande."
E corsero assieme per tutte le strade, per giorni e poi mesi con le anime unite,
facendo dell'odio qualcosa che cade, rendendo le vie lor di gioia forbite,
che tutti giovavan del loro passare, quand'eran per gli usci soventi errare,
lasciando pei viali la voglia di amare, col popolo in festa che stava a guardare.
Ma un giorno d'autunno che il cielo frignava, e sotto una quercia trovaron riparo
non fecero caso a chi li guardava, che armato di odio furioso ed amaro
con arco e con frecce voleva spezzare, ciò che con fatica avevan creata
e prese la mira facendo sfrecciare, la morte per lei su Myosotis adagiata.
Un attimo ed ecco che tutto finisce, come spesso accade per simil disastri
Myosotis che vede il suo amor che sparisce, "Ricordi, pioveva quando mi incontrasti,
è tempo ch'io vada nel regno dei morti, non piangere ancora, ricorda che è vero
Divide il destino le nostre due sorti, ma quel che rimane è l'amore sincero."
Ahimè fu fatale la freccia del male, che presto Sibilla finì col lasciarlo,
e il cuor suo morì di un odio letale, per chi troppo aveva osato nel farlo
ma l'ira che in lui non aveva futuro, lo fece ben presto lasciar la vendetta
e anche se con lui il mondo fu duro, più volte era li con il far di chi aspetta
Di presto vedere un'immagine nota, sbucare dal tronco uscirne di colpo
Myosotis la vita a quell'albero vota, e nella corteccia incide un sol solco
che dice un po' tutto che dice un po' niente, a chi non conosce il dolore suo muto
"Prostratevi uomini, leggete ben gente, qui giace Sibilla, l'amor mio perduto."
Elvendil
Invia modifica (27-10-04 17:11)
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