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 Il grano c'è. E potrebbe bastare alle popolazioni denutrite.
Autore: Sibyl 
Data:   10-11-04 20:31

Sono due miliardi gli uomini che soffrono la fame.
Il numero potrebbe decrescere ma, come al solito,
l'interesse dei pochi (potenti) prevale sul destino dei molti (fragili)

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Il racket dell’Hamburger
Il grano c'è.
E potrebbe bastare alle popolazioni denutrite.
Ma il 36 per cento della produzione mondiale
serve solo all'allevamento del bestiame

di Jeremy Rifkin
traduzione di Rosalba Fruscalzo
(L’Espresso n. 24 - 13/6/2002)

I ministri dell'agricoltura di varie parti del mondo si riuniranno a Roma in occasione del World Food Summit, il vertice mondiale sull'alimentazione. Sponsorizzato dalla Fao (Food and Agricultural Organization), il vertice affronterà una questione critica: sfamare la crescente popolazione mondiale nel corso del ventunesimo secolo. [la riunione si è svolta a Roma tra il 10 e il 13 giugno 2002 ndr] Si prevedono centinaia di discorsi, incontri e seminari su come creare un approccio di sviluppo sostenibile e su come sfamare circa un miliardo di esseri umani che sono al momento denutriti. Ma più interessante dell'ordine del giorno sarà certamente il menù. Sia in occasione delle cene ufficiali che degli incontri delle Organizzazioni non governative c'è infatti da aspettarsi un consumo di grandi quantità di carne bovina e non. E qui resta la contraddizione e la sfida che i delegati - e tutti noi - ci troveremo a dover fronteggiare quando si tratterà di affrontare la questione dell'alimentazione dei nostri simili.

Il fatto è che centinaia di milioni di persone nel mondo lottano ogni giorno contro la fame perché gran parte del terreno arabile viene oggi utilizzato per la coltivazione di cereali ad uso zootecnico piuttosto che per cereali destinati all'alimentazione umana. I ricchi del pianeta consumano carne bovina e suina, pollame e altri di tipi di bestiame, tutti nutriti con foraggio, mentre i poveri muoiono di fame.
Negli ultimi cinquant'anni la nostra società globale ha costruito a livello mondiale una scala di proteine artificiali sul cui gradino più alto ha collocato la carne bovina e quella di altri animali nutriti a foraggio. Oggi i popoli ricchi, specie in Europa, Nord America e Giappone, se ne stanno appollaiati in cima a questa catena alimentare divorando il patrimonio dell'intero pianeta. Il passaggio avvenuto nel mondo agricolo dalla coltivazione di cereali per l'alimentazione umana a quella di foraggio per l'allevamento degli animali rappresenta una nuova forma di umana malvagità, le cui conseguenze potrebbero essere di gran lunga maggiori e ben più durature di qualunque sbaglio commesso in passato dall'uomo contro i suoi simili.

Oggi, oltre il 70 per cento del grano prodotto negli Stati Uniti è destinato all'allevamento del bestiame, in gran parte bovino. Sfortunatamente, di tutti gli animali domestici, i bovini sono fra i convertitori di alimenti meno efficienti. Sperperano energia e sono da molti considerati le "Cadillac" delle fattorie animali. Per far ingrassare di circa mezzo chilo un manzo da allevamento, occorrono oltre 4 chili di foraggio, di cui oltre 2 chili e mezzo sono cereali e sottoprodotti di mangimi, e il restante chilo e mezzo è paglia tritata. Questo significa che solo l'11 per cento di foraggio assunto dal manzo diventa effettivamente parte del suo corpo; il resto viene bruciato come energia nel processo di conversione, oppure assimilato per mantenere le normali funzioni corporee, oppure assorbito da parti del corpo che non sono commestibili, ad esempio la pelle o le ossa.


Quando un manzo di allevamento sarà pronto per il macello, avrà consumato 1.223 chili di grano e peserà approssimativamente 475 chilogrammi. Attualmente, negli Stati Uniti, 157 milioni di tonnellate di cereali, legumi e proteine vegetali, potenzialmente utilizzabili dall'uomo, sono destinate alla zootecnia: è una produzione di 28 milioni di tonnellate di proteine animali che l'americano medio consuma in un anno. I bovini e il resto del bestiame stanno divorando gran parte della produzione di grano del pianeta. È necessario sottolineare che si tratta di un nuovo fenomeno agricolo, del tutto diverso da quanto sperimentato prima d'ora. Ironicamente, la transizione dal foraggio al mangime è avvenuta senza troppe polemiche, nonostante si tratti di un fatto che ha avuto, nella politica di utilizzo del territorio e di distribuzione alimentare, un impatto maggiore di qualunque altro singolo fattore.

In tutto il mondo la domanda di cereali per la zootecnia continua a crescere perché le multinazionali cercano di capitalizzare sulla richiesta di carne proveniente dai paesi ricchi. Fra il 1950 e il 1985, gli anni boom dell'agricoltura, negli Stati Uniti e in Europa, due terzi dell'aumento di produzione di grano sono stati destinati alla fornitura di cereali d'allevamento per lo più bovino. Nei paesi in via di sviluppo, la questione della riforma agricola ha periodicamente chiamato a raccolta intere popolazioni di agricoltori, nonché generato sommosse politiche populiste. Tuttavia, mentre le questioni della proprietà e del controllo della terra sono sempre state temi di grande rilevanza, il problema di come la terra venisse utilizzata ha sempre suscitato meno interesse nell'ambito del dialogo politico. Eppure, è stata la decisione più iniqua della storia quella di usare la terra per creare una catena alimentare artificiale che ha portato alla miseria centinaia di milioni di esseri umani nel mondo. È importante tenere a mente che un acro di terra coltivato a cereali produce proteine in misura cinque volte maggiore rispetto ad un acro di terra destinato all'allevamento di carni; i legumi e le verdure possono produrne rispettivamente 10 e 15 volte tanto.

Le grandi multinazionali che producono semi e prodotti chimici per l'agricoltura, allevano bestiame e controllano i mattatoi e i canali di marketing e distribuzione della carne, hanno tutto l'interesse di pubblicizzare i vantaggi del bestiame allevato a cereali. La pubblicità e le campagne di vendita destinate ai paesi in via di sviluppo equiparano ed associano all'allevamento di bovini nutriti a foraggio il prestigio di quel dato paese. Salire la scala delle proteine è diventato un simbolo di successo che assicura l'entrata in un club elitario di produttori che sono in cima alla catena alimentare mondiale. Il periodico americano "Farm Journal" riflette con queste parole i pregiudizi della comunità agro-industriale: «Incrementare e diversificare le forniture di carne sembra essere il primo passo di ogni paese in via di sviluppo. Iniziano tutti con l'allevamento di polli e con l'installazione di attrezzature per la produzione delle uova: è il modo più veloce ed economico che permette di produrre proteine non vegetali. Poi, quando le loro economie lo permettono, salgono "la scala delle proteine" e spostano la loro produzione verso carne suina, latte, latticini, manzo nutrito al pascolo. Per poi arrivare, in alcuni casi, al manzo allevato con grano raffinato».

Incoraggiare altri paesi a salire la scala delle proteine promuove gli interessi degli agricoltori americani e delle società agro-industriali. Molti americani saranno sorpresi di sapere che due terzi di tutto il grano esportato dagli Stati Uniti verso altri paesi è destinato all'allevamento del bestiame più che a soddisfare il fabbisogno di cibo dei popoli.

Molti paesi in via di sviluppo hanno iniziato a salire la scala delle proteine all'apice del boom agricolo, quando la tecnologia della "rivoluzione verde" produceva grano in eccesso. Nel 1971 la Fao suggerì di passare al grano grezzo che poteva essere consumato più facilmente dal bestiame. Il governo americano incoraggiò ulteriormente i suoi programmi di aiuti all'estero, collegando gli aiuti alimentari allo sviluppo sul mercato dei cereali foraggieri. Società come la Ralston Purina e la Cargill hanno ricevuto finanziamenti governativi a basso tasso di interesse per la gestione di aziende avicole e l'uso di cereali foraggeri nei paesi in via di sviluppo, iniziando queste nazioni al viaggio che le avrebbe condotte verso la scala delle proteine. Molte nazioni hanno seguito il consiglio della Fao e si sono sforzate di rimanere in cima a questa scala anche dopo che gli eccessi della "rivoluzione verde" erano svaniti. Negli ultimi 50 anni la produzione mondiale di carne si è quintuplicata.

Il passaggio dal cibo al mangime continua velocemente in molti paesi in modo irreversibile, nonostante il crescente numero di persone che muoiono di fame. Le conseguenze di queste trasformazioni - e il significato che hanno per l'uomo - sono state drammaticamente dimostrate da quanto accaduto in Etiopia nel 1984, quando migliaia di persone sono morte di fame. L'opinione pubblica non era al corrente del fatto che in quel momento l'Etiopia stesse utilizzando parte dei suoi terreni agricoli per la produzione di panelli di lino, di semi di cotone e semi di ravizzone da esportare nel Regno Unito e in altri paesi europei come cereali foraggieri destinati alla zootecnia. Al momento sono milioni gli acri di terra che nel Terzo mondo vengono utilizzati esclusivamente per la produzione di mangime destinato all'allevamento del bestiame europeo.

Purtroppo, l'80 per cento dei bambini che nel mondo soffrono la fame vive in paesi che di fatto generano un surplus alimentare che viene però per lo più prodotto sotto forma di mangime animale e che di conseguenza viene utilizzato solo da consumatori benestanti. Al momento, uno sconcertante 36 per cento della produzione mondiale di grano è consacrato all'allevamento del bestiame. Nelle aree in via di sviluppo, dal 1950 ad oggi, la quota-parte di grano destinata alla zootecnia è triplicata ed ora supera il 21 per cento del totale di grano prodotto. In Cina, dal 1960 ad oggi, la percentuale di grano da allevamento è triplicata (dall'8 al 26 per cento). Nello stesso periodo, in Messico, la percentuale è cresciuta dal 5 al 45 per cento, in Egitto dal 3 al 31, ed in Thailandia dall'uno al 30 per cento.

L'ironia dell'attuale sistema di produzione è che milioni di ricchi consumatori dei paesi industrializzati muoiono a causa di malattie legate all'abbondanza di cibo - attacchi di cuore, infarti, cancro, diabete - malattie provocate da un'eccessiva e sregolata assunzione di grassi animali; mentre i poveri del Terzo mondo muoiono di malattie poiché viene loro negato l'accesso alla terra per la coltivazione di grano e cereali destinati all'uomo. Le statistiche parlano chiaro: sarebbero 300 mila gli americani che ogni anno muoiono prematuramente a causa di problemi di sovrappeso. Un numero destinato ad aumentare. Secondo gli esperti, nel giro di qualche anno, se continuano le attuali tendenze, sempre più americani moriranno prematuramente più per cause di obesità che per il fumo delle sigarette.

Attualmente il 61 per cento degli americani adulti è in sovrappeso. Ma contrariamente a quanto si crede, gli americani non sono i soli ad essere grassi. In Europa, oltre la metà della popolazione adulta fra i 35 e i 65 anni ha un peso superiore al normale. Nel Regno Unito il 51 per cento della popolazione è in sovrappeso e in Germania si registra un eccedenza di peso nel 50 per cento degli individui. Anche nei paesi in via di sviluppo, fra le classi più abbienti della società, il numero degli obesi va velocemente crescendo. Il Who (World Health Organization) sostiene che la ragione principale di tutto ciò è "l'assunzione di cibi ad alto contenuto di grassi la predilezione dell' "hamburger life style". Secondo il Who, il 18 per cento della popolazione dell'intero globo è obesa, più o meno quante sono le persone denutrite. Mentre i consumatori dei paesi ricchi letteralmente fagocitano se stessi fino alla morte, seguendo regimi alimentari carichi di grassi animali, nel resto del mondo circa 20 milioni di persone l'anno muoiono di fame e di malattie collegate.

Secondo le stime, la fame cronica contribuisce al 60 per cento delle morti infantili. Il consumo di grandi quantità di carne, specie quella di bovini nutriti a foraggio, è visto da molti come un diritto fondamentale e un modo di vita. La società dell'hamburger di cui fanno parte anche persone alla disperata ricerca di un pasto al giorno non viene mai sottoposta al giudizio della pubblica opinione. I consumatori di carne dei paesi più ricchi sono così lontani dal lato oscuro del circuito grano-carne che non sanno, né gli interessa sapere, in che modo le loro abitudini alimentari influiscano sulle vite di altri esseri umani e sulle scelte politiche di intere nazioni.

Il punto è questo. Con molta probabilità al World Food Summit si parlerà molto di come incrementare la produzione alimentare. E senza dubbio le società biotecnologiche saranno lì a fare propaganda ai loro "super semi" geneticamente modificati. I paesi del G-7 e le Organizzazioni non governative parleranno della necessità di estendere gli aiuti alimentari. Gli stati del Sud del mondo parleranno di accordi più equi per il commercio globale e di come assicurare prezzi più alti per le proprie merci e i propri prodotti. Probabilmente si discuterà addirittura della necessità di una riforma agricola nei paesi poveri.
Ma il tema assente dal panorama dei dibattiti sono le abitudini alimentari dei consumatori dei paesi ricchi che preferiscono mangiare prodotti animali pieni di grassi e altri cibi al top della catena alimentare globale, mentre i loro fratelli del Terzo mondo muoiono di fame perché gran parte del terreno agricolo viene utilizzato per la coltivazione di cereali destinati agli animali. Da troppo tempo ormai aspettiamo una discussione globale su come meglio promuovere una dieta vegetariana diversificata, ad alto contenuto di proteine e adatta all'intera umanità.

Così quando i delegati ufficiali e quelli delle organizzazioni non governative termineranno gli incontri giornalieri previsti dal World Food Summit della Fao e si siederanno a tavola, la vera politica dell'alimentazione sarà seduta lì e sarà proprio di fronte ai loro occhi, nei loro piatti.

Jeremy Rifkin


 Re: Il grano c'è. E potrebbe bastare alle popolazioni denutrite.
Autore: Coral 
Data:   11-11-04 18:36

ciao Sybil...intanto volevo dirti una cosa : prima di leggere ho dato un occhiata al post così e poi ho pensato " no no, troppo lungo" poi mentre ronzavo nelgi altri post mi sono detta: che stupida che sono, non ho letto il suo post solo perchè era lungo e magari vado a leggere degli altrinpost che sono solo curiosità....non dico stupidi...non mi permetterei.
poi ho pensato che tutti vanno ascoltati, che il loro discorso sia lungo o corto e ho trovato il tuo post molto interesante e è bellissimo che tut ti interessi di queste cose!;)
per quanto riguarda il post sono daccordo: l'uomo occidentale o comunque riccco non si preoccupa minimamente dei danni che provoca ai suoi simili e questo è terribile,una delle peggior specie di egoismo non ho niente di più da dire perchè quello che hai detto è tutto vero e non c'è niente da commentare.

porta sempre avanti i tuoi ideali!!
e come dice la mia adorata nonnaLicia: tutti abbiamo un paio di ali ma dolo chi sogna e ci crede veramente impara a volare!:ang)
Coral:smack)


 Re: Il grano c'è. E potrebbe bastare alle popolazioni denutrite.
Autore: Aislinn 
Data:   11-11-04 19:17

Io invece per ora ancora non l'ho letto :bryo7) ma salverò la pagina sul computer e poi ti dirò cosa penso.
Ad ogni modo, sono perfettamente d'accordo con Coral. Ho notato ank'io che ti occupi molto del sociale ed è veramente bello, e sempre come ha detto Coral porta avanti i tuoi ideali perkè la cosa più bella che si possa fare, e non dare a retta a chi alzi le spalle e dica "tutte stupidaggini"... non c'è bisogno che te lo dica io, visto come come scrivi... cmq!
Un bacione
:smack) :ang)


 Si effettivamente era un po' lungo
Autore: Sibyl 
Data:   11-11-04 19:50

...però anche quando si legge bisogna avere il dono della sintesi...

Anche leggendo veloce si può cogliere il succo delle cose. Imparato al liceo, due ore prima delle interrogazioni e venti pagine ancora da fare.


;)


 Re: Il grano c'è. E potrebbe bastare alle popolazioni denutrite.
Autore: LeGoLaS_fAoL 
Data:   15-11-04 14:24

Sibyl, comunque nn credo che il problema della fame del mondo sia dovuto al consumo di carne nei paesi ricchi.
Ritengo + influente la scarsa autosufficienza dei paesi sottosviluppati (spalleggiata dalla desertificazione che approfitta del fatto che + di tanto non ce ne interessiamo). I think che l'obbiettivo n°1 sia far raggiungere il prima possibile l'autosufficienza a quei paesi e solo in seguito preoccuparsi del ciclo alimentare (piante, erbivori carnivori)


 Re: Il grano c'è. E potrebbe bastare alle popolazioni denutrite.
Autore: Sibyl 
Data:   15-11-04 15:32

"Sibyl, comunque nn credo che il problema della fame del mondo sia dovuto al consumo di carne nei paesi ricchi."


Non ho detto che questa è l'unica causa. Ho voluto postare questo articolo per fornire un punto di vista differente sul problema della fame nel mondo, per cui il consumo di carne è una delle cause, tesi che sta emergendo negli ultimi anni. Mi sembra giusto parlarne visto che è una cosa molto attuale e nuova e che sta ribaltando un po' le cose.


"Ritengo + influente la scarsa autosufficienza dei paesi sottosviluppati (spalleggiata dalla desertificazione che approfitta del fatto che + di tanto non ce ne interessiamo)"

La desertificazione è in primo luogo causata dall'abbattimento delle foreste. Questa serve per ricavare terreno e coltivarci dei cereali che serviranno, per la stragrande maggioranza, all'alimentazione animale dei cosiddetti "animali da reddito" e non per l'alimentazione umana.

Comunque ti riporto un articolo su questo aspetto:


Secondo la Banca Mondiale, attualmente si produce una quantità di vegetali che sarebbe sufficiente a nutrire, con 6.000 calorie ogni giorno, oltre 11 miliardi di persone - quasi il doppio dell’attuale popolazione mondiale. (Hunger 129)

Una simile quantità di cibo è molto più di quanto serva per nutrire tutta l’umanità (6.000 calorie sono una quota 2 o 3 volte superiore all’apporto calorico quotidiano raccomandato). Il problema è che la maggior parte dei vegetali che coltiviamo viene destinata all'alimentazione degli animali allevati allo scopo di produrre carne e latte.

Se i vegetali consumati da questi animali fossero direttamente destinati al consumo umano, si potrebbero nutrire molte più persone di quante è possibile sfamarne producendo carne. Gli animali trasformano i vegetali in carne (o latte o uova) per il consumo umano, ma la trasformazione comporta notevoli perdite delle proteine e dell’energia contenute nei vegetali, dato che una parte dei loro nutrienti serve a sostenere il metabolismo degli animali, un’altra a produrre tessuti non commestibili (ossa, cartilagini, frattaglie) e un’altra parte ancora va persa tramite gli escrementi. Destinando un ettaro di terra all'allevamento bovino otterremmo in un anno 66 Kg di proteine, mentre destinando lo stesso terreno alla coltivazione della soia otterremmo nello stesso tempo 1848 Kg di proteine, cioè 28 volte di più. (1) Per quanto riguarda il rendimento energetico, un ettaro coltivato a patate permette di ottenere 102.080 Mj di energia, un ettaro coltivato a riso 87.768 Mj, un ettaro destinato all'allevamento di manzo 4.796 Mj e un ettaro adibito all'allevamento di pollame 7.056 Mj.(2) Rispetto alla produzione di carne, latte o uova, la produzione di alimenti vegetali è anche molto più sostenibile ecologicamente.

(1) J. Andrè, Sette miliardi di vegetariani, 1988, Giannone Ed., Palermo.
(2) F. Caporali, Ecologia per l'agricoltura, UTET 1991.


Se vuoi approfondire non hai che da chiedermelo.

ciao


 Re: Il grano c'è. E potrebbe bastare alle popolazioni denutrite.
Autore: Aislinn 
Data:   15-11-04 19:32

Allora sarebbe più giusto diminuire il consumo di carne e latticini (indispendabili per molte persone) e aumentare così la rimanenza dei vegetali.
:smack) :ang)


 Re: Il grano c'è. E potrebbe bastare alle popolazioni denutrite.
Autore: LeGoLaS_fAoL 
Data:   15-11-04 22:23

vabbè, sostanzialmente è la stessa cosa che hai detto nel primo post.
Cmq la causa della desertificazione è appunto l'abbattimento degli alberi e non direttamente la coltivazione dei cereali foraggeri, aumentando l'efficenza dei campi e "modernizzando" le politiche agrarie dei paesi nn sarebbe necessario creare nuovi terreni.
Cmq ho anch'io un paio di articoli su questi argomenti, solo che ce li ho a Pd (li porto sempre in giro con me, ma questo è il primo week-end in 2 mesi che li lascio la :( ), ne riparleremo + avanti
Mi piace questo dibattito


 Re: Il grano c'è. E potrebbe bastare alle popolazioni denutrite.
Autore: Sibyl 
Data:   15-11-04 23:01

si ma i cereali foraggeri vengono coltivati nei paesi in via di sviluppo e poi esportati per i nostri animali.


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