Autore: WalterKir
Data: 25-10-04 20:49
INSEGNARE a scuola mette in contatto con le verità del giorno: è come
raccogliere uova appena fatte, ancora calde, magari con il guscio un po'
sporco. Gli storici interrogano i secoli, ma in una classe di una qualsiasi
periferia italiana si ascolta il battere dei secondi. Ebbene, oggi una
ragazza di quindici anni, un'allieva che non aveva mai rivelato una
particolare brillantezza, ha fatto una riflessione che mi ha lasciato a
bocca aperta.
Eravamo negli ultimi dieci minuti di lezione, quelli che spesso si spendono
in chiacchiere con gli alunni. La ragazza raccontava di volersi comprare un
paio di mutande di Dolce e Gabbana, con quei nomi stampati sull'elastico che
deve occhieggiare bene in vista fuori dai pantaloni a vita bassa. Io le
obiettavo che lungo la Tuscolana, alle sei di pomeriggio, passeggiano decine
e decine di ragazze vestite così.
Non è un po' triste ripetere le scelte di tutti, rinunciare ad avere una
personalità , arrendersi a una moda pensata da altri? E da bravo professore
un po' pedante le citavo una frase di Jung: "Una vita che non si individua è
una vita sprecata". Insomma, facevo la mia solita parte di insegnante che
depreca la cultura di massa e invita ogni studente a cercare la propria
strada, perché tutti abbiamo una strada da compiere.
A questo punto lei mi ha esposto il suo ragionamento, chiaro e scioccante:
"Professore, ma non ha capito che oggi solo pochissimi possono permettersi
di avere una personalità ? I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che
sta in televisione, loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma
tutti gli altri non sono niente e non saranno mai niente. Io l'ho capito fin
da quando ero piccola così. La nostra sarà una vita inutile. Mi fanno ridere
le mie amiche che discutono se nella loro comitiva è meglio quel ragazzo
moro o quell'altro biondo. Non cambia niente, sono due nullità identiche.
Noi possiamo solo comprarci delle mutande uguali a quelle di tutti gli
altri, non abbiamo nessuna speranza di distinguerci. Noi siamo la massa
informe".
Tanta disperata lucidità mi ha messo i brividi addosso. Ho protestato, ho
ribattuto che non è assolutamente così, che ogni persona, anche se non
diventa famosa, può realizzarsi, fare bene il suo lavoro e ottenere
soddisfazioni, amare, avere figli, migliorare il mondo in cui vive. Ho
protestato, mettendo in gioco tutta la mia vivacità dialettica, le parole
più convincenti, gli esempi più calzanti, ma capivo che non riuscivo a
convincerla. Peggio: capivo che non riuscivo a convincere nemmeno me stesso.
Capivo che quella ragazzina aveva espresso un pensiero brutale, orrendo,
insopportabile, ma che fotografava in pieno ciò che sta accadendo nella
mente dei giovani, nel nostro mondo.
A quindici anni ci si può già sentire falliti, parte di un continente
sommerso che mai vedrà la luce, puri consumatori di merci perché non c'è
alcuna possibilità di essere protagonisti almeno della propria vita. Un
tempo l'ammirazione per le persone famose, per chi era stato capace di
esprimere - nella musica o nella letteratura, nello sport o nella politica -
un valore più alto, più generale, spingeva i giovani all'emulazione, li
invitava a uscire dall'inerzia e dalla prudenza mediocre dei padri. Grazie
ai grandi si cercava di essere meno piccoli. Oggi domina un'altra logica:
chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori per sempre. Chi fortunatamente
ce l'ha fatta avrà una vita vera, tutti gli altri sono condannati a essere
spettatori e a razzolare nel nulla.
Si invidiano i vip solo perché si sono sollevati dal fango, poco importa
quello che hanno realizzato, le opere che lasceranno. In periferia ho
conosciuto ragazzi che tenevano nel portafoglio la pagina del giornale con
le foto di alcuni loro amici, responsabili di una rapina a mano armata a una
banca. Quei tipi comunque erano diventati celebri, e magari la televisione
li avrebbe pure intervistati in carcere, un giorno.
Questa è la sottocultura che è stata diffusa nelle infinite zone depresse
del nostro paese, un crimine contro l'umanità più debole ideato e attuato
negli ultimi vent'anni. Pochi individui hanno una storia, un destino, un
volto, e sono gli ospiti televisivi: tutti gli altri già a quindici anni
avranno solo mutande firmate da mostrare su e giù per la Tuscolana e un
cuore pieno di desolazione e di impotenza.
|
|