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 *Fantasmi*
Autore: LUCE 
Data:   18-06-04 23:32

Ultimamente sono molto attirata dalle storie di fantasmi come dalle case,castelli e luoghi in genereale "infestati",x cosi dire.......trovo ke quest'argomento sia molto piu` profondo di quello ke in generale ci fanno credere e con questo post intendo invitare tutti a dire la propria sui fantasmi o "anime senza riposo" e a raccontare,se ne avete voglia e/o l'opportunita`, qualche leggenda o altre simili.......intanto vi allego un sito che ho trovato,non so quanto sia serio anke xke` e` il primo ke ho trovato,giudicate voi.....

http://www.fantasmitalia.it/general.htm

baci LUCE :bryo10)


 Re: *Fantasmi*
Autore: Verdepino 
Data:   19-06-04 11:31

:D conosco il sito... è fatto bene, pero' quelle foto di fantasmi non mi convincono, si puo' fotografare un fantasma.
Qualcuno di voi ha mai avuto esperienze coi fantasmi?
io ci credo, ma non ne ho mai visti!!!:D
Anche se conosco posti e case antiche che dicono essere infestati...


 Re: *Fantasmi*
Autore: Walter Kir 
Data:   19-06-04 12:12

il sito lo conoscevo, è davvero eccezionale! Consiglio di entrare nel forum!


 Re: *Fantasmi*
Autore: LUCE 
Data:   19-06-04 12:19

riposto una storia che mi ha molto toccata:

"Scocca la mezzanotte. Un’eterea figura femminile passeggia lungo Ponte Sant’Angelo. Si affaccia sul fiume Tevere, poi torna a camminare silenziosamente. Fra le candide mani tiene la sua testa, recisa dal corpo molti secoli or sono.”
Questo è ciò che narrano di aver veduto centinaia di cittadini romani.
Castel Sant’Angelo, senz’altro uno dei più misteriosi luoghi di Roma, è stato teatro nel corso dei secoli di indicibili orrori e sofferenze atroci.
Esso è circondato da un alone di apparizioni e presenze, e da numerosissime leggende. La più famosa di tutte resta quella di Beatrice Cenci, la giovane donna condannata a morte con l’accusa di parricidio.
Beatrice aveva appena sedici anni quando venne condannata a morte da Papa Clemente VIII e la sua famiglia sterminata, in un lontano 11 settembre 1577, sulla piazza di Ponte Sant’Angelo.
Figlia di Francesco Cenci, visse un’esistenza perseguitata dalle attenzioni sessuali e dalle percosse del genitore despota.
Così la stessa Beatrice, risponde all’interrogatorio del giudice:

“[...] Quando io mi rifiutavo, lui mi riempiva di colpi. Mi diceva che quando un padre conosce... carnalmente la propria figlia, i bambini che nascono sono dei santi, e che tutti i santi più grandi sono nati in questo modo, cioè che il loro nonno è stato loro padre”.

[...] A volte mi conduceva nel letto di mia madre, perché lei vedesse alla luce della lampada quello che mi faceva”.

Tutti erano a conoscenza degli spregevoli gusti sessuali di Francesco Cenci.
Godeva di cospicue somme di denaro, e con esse aveva corrotto i suoi giudici in occasione dei tre processi subiti (fra cui uno per sodomia) a causa dei suoi “amori” infami, scampando così alle sanzioni contemplate dalle leggi dell’epoca. Neanche l’intervento dei tre figli maschi impedì la scarcerazione dell’uomo, che al suo ritorno s’accanì contro la sola figlia rimasta sotto il suo tetto, segregandola in un appartamento della fortezza di Petrella, percotendola e violentandola sotto gli occhi della madre, Lucrezia Petroni Cenci.
Beatrice aveva inviato una lettera al Papa, in cui raccontava dettagliatamente le sevizie del genitore. Questo documento, unica prova della sua legittima difesa, sparì misteriosamente senza mai giungere nelle mani del destinatario.
Persa ogni speranza, decise così, forte della complicità della matrigna, del fratello maggiore Giacomo, e di Monsignor Guerra, di assassinare il padre.
Dalle parole della ragazza si intuisce l’orrore che visse e che la portò a compiere il disperato gesto:
 
“[...] Quando ero bambina, ogni notte facevo lo stesso sogno. Sono nuda in una stanza immensa e una bestia respira, respira, non smette di respirare. Mi accorgo che il mio corpo splende. Vorrei fuggire, ma devo nascondere il mio corpo nudo. Si apre allora una porta. E all’improvviso, scopro di non essere sola. No! Insieme con la bestia che mi respira a fianco, sembra che altre cose respirino; e d’un tratto vedo brulicare ai miei piedi un ammasso di cose immonde. E anch’esse sono affamate. Comincio a correre senza fermarmi per cercare di ritrovare la luce. La bestia, che incalza, mi insegue di grotta in grotta, me la sento addosso, ha fame, tanta fame...”
 
Pagarono un’ingente somma a due vassalli di Francesco: Olimpio Calvetti e Marzio Catalano, e progettarono un piano per cui l’assassinio avrebbe dovuto passare per un incidente fatale.
Tutto sembrò andare secondo i piani finché due accadimenti particolari non insospettirono Papa Clemente VIII.
Beatrice, interrogata dal giudice, descrive dettagliatamente l’assassinio:

“Io e mia madre demmo a mio padre dell’oppio, per addormentarlo. Poi arrivarono due uomini[...] Li conducemmo nella stanza di mio padre che dormiva e li lasciammo. Ma loro poco dopo uscirono, non avevano il coraggio, erano presi da pietà... dissero che era una azione bassa e ignobile. Così dissi loro: "[...] lo farò io stessa!" Allora rientrarono nella stanza e questa volta io e mia madre li seguimmo. Uno di loro aveva un grosso chiodo che pose in verticale sull’occhio di mio padre; l’altro con un martello gli fece entrare il chiodo nella testa. Poi, nello stesso modo, gli piantarono un altro chiodo nella gola. Il corpo di mio padre tremava tutto. Quanto sangue usciva... Strano che un corpo mostruoso possa tenere tutto quel sangue... 
[...] io e mia madre tirammo fuori il chiodo dalla testa e il chiodo dalla gola, avvolgemmo il corpo in un lenzuolo e lo gettammo in un giardino. [...] Io non rimpiango nulla. Ho fatto ciò che dovevo fare”.

Il primo episodio era legato proprio a quel lenzuolo pregno di sangue, consegnato alla lavandaia da Beatrice stessa che giustificò le macchie con una forte emorragia avuta durante la notte.
Il giudice principale, non convinto della versione dei fatti, s’insospettì e ben presto la storia del lenzuolo saltò fuori proprio dalla bocca della lavandaia ch’era rimasta poco convinta della spiegazione fornita dalla giovane.
Nonostante il pericolo in agguato, però, nessuno dei coinvolti nel delitto si mise in salvo fuggendo, anche se Monsignor Guerra inviò due sicari a togliere di mezzo Marzio ed Olimpio. Marzio scampò e quando fu arrestato confessò ogni cosa. Immediatamente venne emanato l’ordine di arresto.
Quando Marzio venne messo a confronto con Beatrice, negò tutto quello che aveva confessato in precedenza, e neanche le torture che l’uccisero servirono per farlo parlare.
Bernardo, Giacomo (i fratelli della ragazza), Lucrezia e Beatrice furono condotti nelle prigioni di Castel Sant’Angelo dove vissero un certo periodo di calma mentre l’investigazione continuava senza più ne’ prove ne’ indizi che potessero comprovare la colpevolezza della famiglia Cenci.
Con l’arresto e la confessione del sicario di Olimpio, però, il caso venne riaperto. Giacomo, Bernardo e Lucrezia furono torturati, ed incapaci di resistere, confessarono il delitto.
Solo Beatrice, nonostante le indicibili sevizie cui era sottoposta, manteneva il silenzio. Allora il giudice Moscati, dopo averle inferto la tortura della corda (consisteva nell’appendere il sospettato dalle braccia, legate dietro la schiena, fino allo slogamento di esse) senza ottener risultato alcuno, fece rapporto a Papa Clemente VIII che affidò il caso ad un giudice più severo. 
Esso le propinò la cosiddetta “torturam capillorum” e mentre ella era appesa per i capelli, il giudice fece entrare nella stanza la madre ed il fratello maggiore che la convinsero a parlare.
Quando il giorno dopo il Papa sentenziò la pena di morte, tutta Roma si schierò dalla parte di Beatrice ottenendo una proroga della pena di 25 giorni, data per organizzare una difesa.
Nonostante i migliori avvocati di Roma si assunsero il compito di difendere la famiglia Cenci, il Papa non volle sentire nessuna ragione, e alle 4 del mattino di venerdì 10 settembre 1599 decretò la morte per tutti i membri della famiglia, scampando solo Bernardo, ma condannandolo ad assistere al massacro.
Questo l’ultimo brano di conversazione fra Beatrice ed il giudice che la condannò a morte:
 

“GIUDICE: Hai commesso un delitto orribile.
BEATRICE: Ho scelto la giustizia da me stessa.
GIUDICE: Che Dio abbia pietĂ  di te. Domani verrai condotta a morte.
BEATRICE: Urla interminabili mi inseguiranno. Non voglio morire... Chi mi potrà garantire che laggiù non ritroverò mio padre!”
 
Il giorno dopo tutto era pronto per l’esecuzione.
Giacomo veniva “tenagliato” (una tortura che consiste nello strappare con un ferro arroventato dei brani di carne da petto e schiena) prima della morte, mentre le due donne facevano testamento e indicavano il luogo per la loro sepoltura: Lucrezia nella Chiesa di San Giorgio (secondo altre fonti San Gregorio), mentre Beatrice nella
Chiesa di San Pietro in Montorio (ove le sue spoglie giacciono, nella quarta cappella a destra, in una tomba priva di iscrizioni).
Sulla piazza di Ponte Sant’Angelo era stato eretto un grande palco con un ceppo ed una mannaia per giustiziare le due donne condannate alla decapitazione, mentre Giacomo, dopo aver subito la “tenaglia”, fu ucciso “mazzolato” con un grosso maglio che gli sfondò il cranio, e squartato di gambe e braccia che vennero appese ai quattro lati del palco.
Alcune fonti raccontano che il piccolo Bernardo, nonostante la grazia, venne castrato e legato ad una sedia posta direttamente davanti al patibolo, ad assistere alle esecuzioni dei congiunti.
L’esecuzione di Lucrezia fu veloce: la donna venne fatta sedere cavalcioni al ceppo, chinata in avanti con la nuca scoperta, e decollata.
Ma quando fu la volta di Beatrice, un palco costituito poco distante, sulla stessa piazza, crollò uccidendo molte persone. Questo rallentò l’esecuzione.
La giovane si sistemò sul patibolo di sua volontà: non voleva essere toccata dal boia.
Si narra che lo stesso esecutore trovò molta difficoltà a tranciarle la testa, sia a causa dei lunghissimi capelli della giovane, sia perché i seni turgidi non le permettevano di poggiare la testa come avrebbe dovuto. L’ascia vacillò mentre il Papa, rinchiusosi in preghiera a Monte Cavallo, raccomandava la salvezza dell’anima di Beatrice. Quell’istante di incertezza fu terribilmente infinito. Poi calò, e tutto finì. Il boia raccolse il capo mozzo e lo mostrò al pubblico attonito.
Beatrice, nella sua confessione, disse una frase che alla luce degli avvenimenti susseguitisi nei secoli, sa quasi di preveggenza:

“ Nessun giudice potrà restituirmi l’anima. La mia unica colpa è di essere nata! [...] Io sono come morta e la mia anima [...] non riesce a liberarsi.”

E difatti la sua anima non si liberò mai, e ancora vaga disperatamente laddove il suo corpo terreno trovò una tragica morte.
In data 11 Settembre c'Ă© chi Ă© pronto a giurare che Beatrice si presenti puntuale in piazza di Ponte Sant'Angelo: tra le mani, la testa mozzata.
C'Ă© chi giura di averla riconosciuta anche nella chiesa di S.Clemente presso l'antica tenuta di campagna della famiglia Cenci:
"Passammo accanto ad un vecchissimo castello dove, già in passato, giravano storie agghiaccianti, ambientate proprio al suo interno. Infatti, il noto Fantasma di Beatrice Cenci, giovane donna, accusata dell'omicidio del padre, venne uccisa, tagliandole la testa. 
Da quel giorno vaga all'interno del castello, o come altri dicono, all'interno della chiesa. Onestamente non ci avevo mai creduto, ma dovetti ricredermi. Scorgemmo, da una finestra, il suo volto pallido osservarci. All'inizio pensammo, nonostante gli abiti, che fosse una donna entrata nell'edificio, e immaginate il nostro stupore quando ci siamo accorte che le si vedeva attraverso. Dopo, circa un mese, abbiamo visto un ritratto di Beatrice Cenci, e ci accorgemmo che  era la stessa donna scorta un mese prima dalla finestra".


 Re: *Fantasmi*
Autore: LUCE 
Data:   19-06-04 12:29

volevo anche dire che conoscevo da 2 estati la storia del fantasma di Firenza fotografato da un ragazzo e devo dire che al primo impatto mi e` sembrato un elfo,xke` ha le orekkie allungate,se volete andate a vederlo:

http://www.fantasmitalia.it/fotofirenze2.htm

e se volete analizzare la foto andate qui:

http://www.fantasmitalia.it/analisifirenze.htm

baci LUCE :bryo10)


 Re: *Fantasmi*
Autore: FataGuenda 
Data:   19-06-04 16:02

A me fa sorridere quando sento dire "Fantasmi" :)..
I fantasmi non sono altro che Anime come lo siamo noi, solo che dopo la morte dimorano in un'altra dimensione. Una volta abbandonato il corpo che altro non è che un involucro, si entra a far parte del mondo degli Spiriti. Naturalmente questo è quello che credo io :ang)...

Tornando al discorso delle leggende vi riporto quella del "Rosso della Paola"... Fantasma che dimora all'interno del Castello di Lari, un paese vicino al mio. Io ci vado spesso è un posto molto bello e suggestivo...

...Giovanni Princi, meglio conosciuto come il "Rosso della Paola", morì il 16 dicembre nel carcere del castello di Vicari di Lari. Il giovane bracciante agricolo di quarantuno anni era figlio di Luigi Princi e Paola Giannessi. Ancora scapolo, fu tradito dalla sua avversione al regime fascista. Varie sono le azioni, mai particolarmente violente, da lui condotte contro i fascisti di cui la tradizione larigiana ha ancora memoria. Fu proprio una di queste a farlo arrestare e condurre nel carcere di Lari dove sarà sottoposto ad interrogatorio. Era il 15 dicembre 1922 quando il Princi oltraggiò un gerarca del regime fascista. Che cosa sia avvenuto quella notte tra il 15 ed il 16 dicembre del 1922 è ancora avvolto da fitto mistero. Di certo c'è che il mattino seguente il "Rosso" fu portato cadavere alla sua abitazione. Secondo la versione ufficiale dell'autorità fascista il Princi si era impiccato all'inferriata della propria cella, la numero 5, quindi si trattava di suicidio. Sebbene tale versione non fosse molto credibile, i familiari preferirono non indagare, dato il clima dell'epoca.
Ma giĂ  in paese, nei consueti ritrovi tra una partita a carte ed un bicchiere di vino, le voci e le diverse versioni si inseguivano l'un l'altra.
L'avanzare del regime fascista, la guerra ed il trascorrere del tempo portarono a dimenticare questa tragica storia. Chiuso il carcere nel 1962, l'ex guardiano Annibale Badalassi e famiglia, continuarono ad abitare la struttura e affermavano che ogni notte del 15 dicembre, sul caastello gravava l'Anima inquieta del "Rosso".
Forte Vento, sibili, sbattitti di porte e rumoridi catene rendevano l'atmosfera davvero inquietante e terrificante. Tant'è che la moglie dell'ex guardiano terrorizzata, quella sera proibiva al marito di andare al bar affinchè restasse in casa con lei. Molte sono le testimonianze di coloro che affermano di essere testimoni di fatti inspiegabili. R.B., inquilino del Castello sino al 1990, afferma di aver visto una notte mentre rientrava a casa un Gatto nero, subito dopo udì un sibilo sinistro e vide un'ambra, alta quanto un uomo, dileguarsi velocemente nell'oscurità. Un'operaia comunale, pochi anni fa, mentre si trovava nel Castello a fare pulizie, vide in prossimità della sala del Tribunale, un uomo che, avvolto da una strana nebbia, attraversava velocemente le pareti. Tuttora S.N. persona capace di sentire determinate presenze (qui mi permetto di dire che lo siamo tutti :ang) ) e frequentatrice del Castello per motivi di lavoro, afferma di aver avvertito più volte la presenza del "Rosso" ed in particolare in prossimità della cisterna. Tale persona è stata in grado di "parlare" con Giovanni ( il "Rosso" ) e quindi di sapere con una certa sicurezza cosa avvenne quella lontana notte del 1922. Secondo questa testimonianza, il Princi, dopo essere stato portato al carcere, fu sottoposto ad un duro interrogatorio, nel quale date le percosse, trovò la morte. Quindi si tratto di omicidio e non suicidio. Per rivendicare l'ingiusta
sorte, l'Anima inquieta del "Rosso" si fa sentire nelle prigioni del castello, da determinate persone, la notte tra il 15 ed il 16 dicembre.



www.bethelux.it/castellodilari.htm

FataGuenda
:ang) :bryo10) :ang)




 Re: *Fantasmi*
Autore: Medievalgirl 
Data:   19-06-04 21:07

Conosco il sito, è molto interessante, anche le foto di fanfasmi. La storia di Beatrice Cenci l'avevo sentita, ma non sapevo che avesse ucciso il padre perchè abusava di lei. Che storia orribile! Comunque in Italia sono molti i luoghi infestati .:ang)


 Re: *Fantasmi*
Autore: francy 
Data:   19-06-04 21:43

fata guenda,i fantasmi non sono come gli spiriti,perchè gli spiriti sono le anime che vanno nell'aldilà,mentre i fantasmi sono anime che non hanno pace perchè non hanno porteto a termine qualcosa,e non trovano pace fin quando qualcuno non li aiuta a portarla a termine


 Re: *Fantasmi*
Autore: FataGuenda 
Data:   19-06-04 23:30

FataGuenda ha scritto:

A me fa sorridere quando sento dire "Fantasmi" :) ..
I fantasmi non sono altro che Anime come lo siamo noi, solo che dopo la morte dimorano in un'altra dimensione. Una volta abbandonato il corpo che altro non è che un involucro, si entra a far parte del mondo degli Spiriti.

Naturalmente questo è quello che credo io...:ang) Non è detto che sia una verità, è semplicemente quello in cui credo fermamente oramai da anni..

:ang)




 Re: *Fantasmi*
Autore: Walter Kir 
Data:   20-06-04 12:10

bè Francy,io penso che ci siano spiriti e spiriti


 Re: *Fantasmi*
Autore: francy 
Data:   20-06-04 17:27

lo so che ce ne sono di tanti tipi,buoni o cattivi,al mio fidanzato quando aveva 8 anni lo picchiavano


 Re: *Fantasmi*
Autore: Walter Kir 
Data:   20-06-04 20:39

non intendevo in quel senso, cioè, non solo in quello


 Re: *Fantasmi*
Autore: LUCE 
Data:   20-06-04 21:54

oddio.....in che senso lo pikkiavano?


 Re: *Fantasmi*
Autore: Aislinn 
Data:   21-06-04 11:24

Sì infatti in ke senso? O meglio, ti va di raccontare di più la sua esperienza?
:ang)


 Re: *Fantasmi*
Autore: regina_degli_oceani 
Data:   05-07-04 17:30

luce io ho una storia bellissima da raccontarti xò ora nn ho il tempo di scriverla.....l'ho vissuta in prima persona!
scappoooooooooooooooooo:bryo10) :bryo10) :bryo10) :bryo10)


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